Lemegeton · Liber primus · 1904
Il sistema
Un catalogo di spiriti medievali, un vaso di bronzo rotto, e un poeta che nel 1904 decise che quei settantadue erano parti di se stesso.
La Clavicula Salomonis Regis — la piccola chiave del re Salomone — è il primo libro del Lemegeton, il manuale di magia cerimoniale che circolò in Inghilterra nel Seicento in copie manoscritte e che da allora non ha mai smesso di essere copiato. La parte che tutti chiamano Goetia è un catalogo: settantadue spiriti, ciascuno con un grado nobiliare, un numero di legioni, un aspetto, un ufficio e un sigillo da portare addosso.
Il libro racconta di come Salomone li abbia costretti tutti in un vaso di bronzo sigillato, e di come gli abitanti di Babilonia, credendo che contenesse un tesoro, lo abbiano rotto: da allora gli spiriti sono di nuovo in circolazione, tutti tranne Belial, che entrò in una statua e da quella cominciò a rispondere a chi gli portava offerte. È una storia di contenimento fallito, ed è la migliore introduzione possibile al libro: la Goetia è un elenco di ciò che resta fuori dal vaso.
Da dove viene il catalogo
La lista non nasce dal nulla. La fonte più vicina è il Pseudomonarchia Daemonum di Johann Weyer (1577), che elencava sessantanove spiriti; da lì passò nella Discoverie of Witchcraft di Reginald Scot (1584), in una traduzione inglese imperfetta, e infine nel Lemegeton, dove il compilatore aggiunse gli spiriti mancanti per arrivare a settantadue. Il numero non è casuale: settantadue sono i nomi di dio della tradizione cabalistica, lo Shemhamphorash, e questo catalogo ne è lo specchio rovesciato — la stessa aritmetica, applicata all'altra parte del mondo. Anche i sigilli sono un'aggiunta: non compaiono nei manoscritti più antichi della lista.
L'edizione del 1904
Nel 1904 esce a Londra The Book of the Goetia of Solomon the King: la traduzione di Samuel Liddell MacGregor Mathers, edita, annotata e introdotta da Aleister Crowley, che allora aveva ventinove anni e firmava Frater Perdurabo. È l'edizione che ha fatto conoscere la Goetia al Novecento, e non soltanto per il testo: Crowley vi premise un saggio, An Initiated Interpretation of Ceremonial Magic, che ribalta il senso del libro. Il frontespizio porta un suo autoritratto nelle vesti del mago che evoca Paimon, e le annotazioni a margine sono spesso irriverenti: dove il testo è confuso, Crowley lo dice; dove è assurdo, lo prende in giro.
L'edizione del 1904 è anche quella da cui provengono i sigilli riprodotti in questo sito: le tavole incise per quel volume, vettorializzate a partire dalle scansioni in pubblico dominio.
La lettura di Crowley
Il saggio introduttivo del 1904 è il documento che rende quest'edizione diversa da tutte le altre. Crowley non sostiene che i demoni esistano come persone: sostiene che esistano come parti di chi li evoca. La sua frase più citata è anche la più radicale:
«The spirits of the Goetia are portions of the human brain. Their seals therefore represent methods of stimulating or regulating those particular spots.»Aleister Crowley, 1904
Da qui discende tutto il resto. I nomi di dio pronunciati nella evocazione sono, per Crowley, vibrazioni che servono a stabilire un controllo generale, poi un controllo sul tipo di spirito, poi un controllo su una porzione singola; i profumi aiutano per la stessa via; il cerchio e il triangolo sono strumenti per delimitare l'attenzione. E quando il libro dice che Cimeies insegna la logica, quello che accade davvero — scrive — è che «le porzioni del mio cervello che servono alla facoltà logica possono essere stimolate e sviluppate seguendo i processi chiamati l'invocazione di Cimeies».
È una lettura che toglie ai demoni ogni esistenza esterna e nel farlo li rende più interessanti: diventano la mappa di una psiche, con re, duchi e presidenti al posto dei complessi. Lo stesso Crowley avrebbe poi preso un'altra strada, riscrivendo l'invocazione preliminare del libro — il cosiddetto Rituale Senza Nome — in Liber Samekh (1921), dove l'interlocutore non è più un demone da costringere ma il proprio Genio, l'angelo custode. La Goetia, letta così, è il negativo fotografico di un'opera di illuminazione: le stesse tecniche, lo stesso cerchio, lo stesso terrore, ma rivolti all'interno.
Il cerchio, il triangolo, il sigillo
La macchina del rito è semplice e va conosciuta per capire le schede di questo catalogo. L'operatore sta dentro un cerchio, tracciato per terra con i nomi divini; lo spirito è costretto fuori, in un triangolo, e non può attraversarne il lato. Il sigillo dello spirito, inciso nel metallo del suo grado, si porta davanti come un lasciapassare: senza, lo spirito non riconosce chi lo chiama. Il testo insiste su due cose che sembrano dettagli e non lo sono — il sigillo va fatto nel metallo giusto, e l'ora della legatura cambia con il grado. Un re si comanda a mezzogiorno, un marchese dopo le tre del pomeriggio, un conte solo in un luogo deserto.
Alcuni spiriti non possono essere comandati senza il triangolo: Shax mente se non ci sta dentro, Haures inganna, e Flauros, che conosce il passato e il futuro, dice il falso appena può. Non è un dettaglio folkloristico: è il libro che ammette, per bocca dei suoi stessi spiriti, che la verità in questo commercio è una merce condizionata.
Come leggere queste pagine
Ogni scheda riporta l'apparizione e gli uffici come li dà il testo, la frase originale del 1904, e una lettura che prova a dire che cosa quella facoltà significhi. Le letture sono interpretazioni, non istruzioni: seguono la traccia di Crowley — i demoni come parti dell'uomo — ma non pretendono di essere l'unica possibile. Chi cerca un manuale operativo non lo troverà qui; chi cerca di capire perché questo libro sia stato copiato per quattro secoli, e perché un poeta inglese abbia voluto firmarne l'edizione, forse sì.
| Grado | N. | Metallo | Ore | Spiriti |
|---|---|---|---|---|
| Re | 9 | Oro | dalle 9 a mezzogiorno e dalle 15 al tramonto | 1. Bael, 9. Paimon, 13. Beleth, 20. Purson, 32. Asmoday, 45. Vine, 51. Balam, 61. Zagan, 68. Belial |
| Principe | 7 | Stagno | a qualsiasi ora del giorno | 3. Vassago, 12. Sitri, 22. Ipos, 33. Gaap, 36. Stolas, 55. Orobas, 70. Seere |
| Duca | 23 | Rame | dall'alba a mezzogiorno, con cielo sereno | 2. Agares, 6. Valefor, 8. Barbatos, 11. Gusion, 15. Eligos, 16. Zepar, 18. Bathin, 19. Sallos, 23. Aim, 26. Bune, 28. Berith, 29. Astaroth, 41. Focalor, 42. Vepar, 47. Vual, 49. Crocell, 52. Alloces, 54. Murmur, 56. Gremory, 60. Vapula, 64. Haures, 67. Amdusias, 71. Dantalion |
| Marchese | 15 | Argento | dalle 15 alle 21 e dalle 21 all'alba | 4. Samigina, 7. Amon, 14. Leraje, 24. Naberius, 27. Ronove, 30. Forneus, 35. Marchosias, 37. Phenex, 43. Sabnock, 44. Shax, 59. Orias, 63. Andras, 65. Andrealphus, 66. Cimeies, 69. Decarabia |
| Presidente | 14 | Mercurio | a qualsiasi ora, tranne il crepuscolo notturno | 5. Marbas, 10. Buer, 17. Botis, 21. Marax, 25. Glasya-Labolas, 31. Foras, 33. Gaap, 39. Malphas, 48. Haagenti, 53. Camio, 57. Ose, 58. Amy, 61. Zagan, 62. Valac |
| Conte | 12 | Rame e argento | a qualsiasi ora del giorno, in luoghi deserti | 17. Botis, 21. Marax, 22. Ipos, 25. Glasya-Labolas, 27. Ronove, 34. Furfur, 38. Halphas, 40. Raum, 45. Vine, 46. Bifrons, 54. Murmur, 72. Andromalius |
| Cavaliere | 1 | Piombo | dal crepuscolo del mattino al levar del sole | 50. Furcas |